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Il cinghiale

Cinghiali in quota (foto di M. Giovo)Come in altri paesi europei, anche in Italia a partire dagli anni sessanta il cinghiale (Sus scrofa) si è diffuso notevolmente, dimostrando una grande adattabilità alle condizioni ecologiche più varie, favorito anche dalle numerose immissioni di animali a scopo venatorio. Si tratta inoltre di una specie molto prolifica: in condizioni favorevoli avvengono due gravidanze all’anno, con anche 5-6 cinghialetti per parto. I piccoli presentano una caratteristica livrea a righe longitudinali che li aiuta a mimetizzarsi nella boscaglia.
Le femmine e i piccoli vivono in branchi, mentre i maschi sono solitari. Generalmente le aree utilizzate dalla specie variano con le stagioni, e la loro estensione è diversa a seconda delle disponibilità alimentari. Di massima, gli animali nel periodo invernale sono soliti spostarsi dalle zone di riposo diurno verso le aree di alimentazione, presso le faggete o i castagneti; nel periodo estivo, invece, sia i covi che le aree di alimentazione sono situati in genere presso zone umide e ricche di vegetazione. Le aree più vocate sono caratterizzate da estesi boschi quali castagneti o comunque boschi di latifoglie, non lontano dai coltivi, ma anche ai limiti della vegetazione arborea.
L’impatto principale del cinghiale sul territorio deriva dal suo comportamento alimentare. Questo suide è un onnivoro per eccellenza, ma si nutre prevalentemente di frutti di specie forestali (quali castagne, ghiande e faggiole), bulbi, rizomi, radici; gli alimenti di origine animale (invertebrati e micromammiferi) solitamente non superano il 10% del totale della dieta. Una parte considerevole del cibo utilizzato è reperito sotto terra: l’attività di scavo, se intensa, provoca un forte degrado del cotico (sono caratteristiche le “arature” sul terreno, segno inequivocabile della sua presenza) e impatti diretti sulle coltivazioni.
Grazie alla sua struttura corporea, e alla spessa pelle rivestita di setole che lo protegge, può penetrare nelle macchie più fitte del bosco dove altri animali non passano. Ha l’abitudine, trovato uno stagno od una pozzanghera, di rotolarsi a lungo effettuando dei veri e propri bagni di fango.

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