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Il gipeto

Giovane gipeto in Alta Val Germanasca (Foto di G. Pejrone)Il gipeto (Gypaetus barbatus), detto anche “avvoltoio degli agnelli”, è il più grande fra i rapaci presenti in Italia, avendo un’apertura alare di 260-285 cm e una lunghezza di 100-115 cm, per un peso che raggiunge anche 7 Kg. In volo la sua sagoma è molto diversa da quella dell’aquila o degli altri avvoltoi, a causa delle ali strette ed appuntite e della lunga coda cuneiforme. Gli esemplari adulti hanno una colorazione grigio-ferro nelle parti superiori e bianca o bianco-rossastra nelle parti inferiori; il piumaggio dei giovani è invece più scuro rispetto a quello degli adulti. La testa, interamente piumata, è molto caratteristica per la presenza di due briglie nere che partono dagli occhi e raggiungono il becco, prolungandosi in due ciuffi di penne filiformi che pendono sotto il becco stesso (la cosiddetta “barba”, a cui è dovuto il nome scientifico).
Il gipeto si estinse sulle Alpi all’inizio del ‘900 (l’ultimo esemplare fu abbattuto in Val di Rhemes nel 1913), e anche in tutta Europa ne rimase un limitato numero di esemplari; era infatti comunemente ritenuto specie pericolosa e nociva cui si attribuiva la predazione di ovini. Un progetto internazionale di reintroduzione della specie promosso negli anni ’80 ha portato ad una graduale ridiffusione del gipeto; si ricordano in particolare i rilasci effettuati presso il Parco Naturale delle Alpi Marittime (CN) a partire dal 1994. Il successo delle reintroduzioni è legato alla formazione di coppie ed al loro successo riproduttivo; tenendo presente che il gipeto inizia a riprodursi dal sesto anno di età, il processo di ricolonizzazione delle Alpi è lento e destinato a svilupparsi nei prossimi decenni.
Questo avvoltoio necessita di vasti territori con disponibilità adeguate di risorse alimentari, rappresentate principalmente da carcasse di ungulati selvatici e/o domestici. È specializzato nel consumo di ossa, che inghiottisce intere oppure frantuma preventivamente lasciandole cadere dall’alto su apposite aree rocciose.
Tipico delle regioni montuose, il gipeto frequenta pareti rocciose, nidificando spesso in grosse cavità, tra i 1.000 e i 2.000 metri di altitudine.
Le femmine adulte depongono, solitamente in gennaio-febbraio, due uova, ma di norma solo un piccolo sopravvive. La cova dura quasi due mesi, e l’unico giovane allevato arriva in genere ad involarsi solo nella seconda metà di luglio. I giovani sono soggetti ad un tasso di mortalità molto elevato prima di giungere all’età riproduttiva, anche se la specie è longeva.
La coppia, fedele per la vita, spazia su vasti territori: il gipeto può iniziare a volare di primo mattino, trascorrendo così gran parte della giornata e spingendosi anche a grande distanza, volteggiando a bassa quota in cerca di cibo. Si tratta infatti di un rapace dotato di eccezionali doti di volo, molto rapido e capace di destreggiarsi come nessun altro fra le montagne, riuscendo ottimamente a sfruttare in volo le brezze che risalgono i versanti.

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